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antonio graziano
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Uruguay, l'incubo del cromo nella delocalizzazione Dirox

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Liberazione,  28/10/2007

L'azienda, del gruppo Vanetta-Stoppani indagata per aver inquinato il territorio con i residui di lavorazioni che in Italia hanno già provocato diversi morti

Luigi Esposito

Antonio Graziano

 Montevideo - “Il cromo esavalente penetra facilmente nelle membrane biologiche producendo una reazione allergica sulla pelle mentre la sua inalazione aumenta le probabilità di contrarre tumori alle vie respiratorie e solitamente questi tumori si sviluppano ad almeno 10 anni dalla prima esposizione”.  Fernando Tomasina, specialista di medicina del lavoro e professore dell’Università della Repubblica in Uruguay non ha dubbi sulla pericolosità del cromo esavalente, detto anche cromo 6. In sintonia d’altronde con l’Organizzazione Mondiale della Salute che lo considera un prodotto cancerogeno. Tommasina parte da casi concreti e dal 2005 denuncia scientificamente sulla Rivista Medica dell’Uruguay. Eppure dal 1998 con un investimento iniziale di trenta milioni di dollari la Dirox S.A. società in carico al disciolto gruppo chimico italiano Vanetta-Stoppani, continua la produzione del cromo 6 in Uruguay. La Dirox è l’unica impresa che ancora utilizza questa sostanza nel Paese sudamericano. Lo stabilimento che si estende per ben 22 ettari, è appena fuori Montevideo, una cinquanta di chilometri dalla capitale, in un’area agricola, specializzata in viticoltura, ortofrutta e apicoltura ed a vocazione pastorizia, chiamata la “ruta del merosur”, che collega  Montevideo con Buenos Aires e Porto Alegre. La stessa area è anche una riserva acquifera sotterranea che rifornisce circa ottantamila persone per usi quotidiani domestici e agricoli. All’interno dell’opificio sono coinvolti da ormai dieci anni numerosi lavoratori dediti sia alla produzione e sintesi della vitamina K3 usata nei mangimi che di solfato di cromo e di tannini impiegati nell’industria conciaria . Ma il maggior problema per i lavoratori, gli abitanti e i contadini sono però i residui della lavorazione industriale che contengono ovviamente tracce del pericoloso cromo. 

Nel 2002 Enrique Viana, un pubblico ministero uruguaiano molto apprezzato, detto il pm verde per le sue precedenti inchieste ambientaliste, ha avviato contro la Dirox e il Ministero dell’Ambiente un giudizio civile preventivo per danni all'ambiente ed alla salute umana. Butanolo, cromo liquido, sali di cromo, acido solforico ed acido cloridrico, sarebbero solo alcune sostanze, le più dannose, rilasciate nell’ambiente. Nei prossimi mesi è attesa la conclusione del caso Dirox.

“Il problema più grave è la produzione di residui sotto forma di fanghi. L’impresa ottenne l’autorizzazione ambientale dal ministero dell’Ambiente nel 1997, dichiarando che la produzione sarebbe stata a circuito chiuso. Ma dal primo giorno iniziò a produrre fanghi contenenti cromo al ritmo di 30 tonnellate al mese” dichiara Viana. Dopo varie vicende giudiziarie “oggi dovrebbero accumularsi al ritmo di 15 tonnellate mensili” continua “e l’Uruguay non possiede una discarica industriale in grado smaltire residui pericolosi”. Da parte sua l’impresa di proprietà di un gruppo italiano oramai in disfacimento ha cercato delle soluzioni ma molti ritengono non siano state le più appropriate. Come ad esempio l’apertura di una fabbrica di mattoni per stoccare i residui o peggio per smaltirli nei forni, come pure asseriscono alcuni abitanti. Certo è che l’ammontare dei residui è enorme e gli stessi abitanti raccontano di un viavai continuo di camion. Da parte loro i lavoratori si mantengono distanti dalle proteste ambientaliste per evitare ritorsioni lavorative che in un Paese con un pil al 7% ha un tasso ufficiale di disoccupazione piuttosto alto, intorno al 10%. Timore ingiustificato inoltre se si considera che prima o poi i lavoratori subiranno i contraccolpi dei provvedimenti della magistratura italiana recentemente intervenuta per sciogliere  l’esperienza del gruppo Vanetta-Stoppani.

A parlarne poco non sono solo i lavoratori, ma anche i politici uruguaiani che non si affannano ad occuparsene. Uno dei pochi impegnati è Daniel Campanella, un battagliero consigliere regionale, di professione apicoltore che fa parte del comitato cittadino contro la Dirox. “Prima la produzione di vitamina K3, del solfato di cromo e dei tannini venivano prodotti in Italia. Dopo la morte di quattordici operai nell’opificio di Cogoleto, nel genovese, per tumori alle vie respiratorie, il gruppo italiano spostò la fabbricazione in Uruguay agevolati da un trattato di promozione degli investimenti tra l’Italia e l’Uruguay  firmato nel 1990” afferma Campanella, il quale prosegue “tanto poi la Dirox rifornisce tranquillamente i mercati americani ed europei lasciando qui le oltre 3.000 tonnellate di residui tossici”.

Certo è che dall’anno della sua costituzione, il 1998, la Dirox è stata chiusa e riaperta per ben cinque volte. Nel 2006 il ministero dell’Ambiente aveva dato un ultimatum di trenta giorni ai vertici aziendali per risolvere il problema dei residui. Ad oltre un anno tutto rimane come prima. L’unica salvezza per la salute dei lavoratori e della comunità circostante è l’atteso giudizio del pm verde.  Sempreché però i provvedimenti giudiziari italiani non abbiano posto fine all’inquinante esperienza della Dirox  prima dell’intervento della magistratura uruguaiana.

 

 

 

Il declino del modello Vanetta - Stoppani

Creata nel 1982 la Vanetta spa è una società chimica privata conosciuta per la vitamina K3 e in generale nella chimica del cromo e nell’ossidazione cromica. La società raccoglieva l’eredità dell’azienda Luigi Stoppani spa che tante contestazioni aveva suscitato tra la pubblica opinione italiana per i suoi discutibili processi produttivi nel vecchio stabilimento di Cogoleto, in provincia di Genova. Dopo la morte del capostipite, l’industriale milanese Luigi Stoppani, i numerosi eredi, portatori di interessi diversi, non riuscirono a rilanciare il gruppo modificandone l’orientamento strategico che proseguì tra mille perplessità generali. Negli ultimi anni il prospetto del gruppo ha visto in Italia la sede centrale a Milano e due stabilimenti a Marcianise, nel casertano, che sebbene nello stesso recinto l’uno è intestato alla Stoppani Sud spa, l’altro direttamente alla Vanetta spa.  Dopo forti contestazioni sociali durate decenni e interventi dell’autorità pubblica il gruppo Vanetta sposta all’estero alcune produzioni, per la precisione in Uruguay, Brasile e Spagna, con due propaggini negli Stati Uniti e in Cina. Si direbbe una multinazione italiana in piena regola, con fatturati annuali superiori ai trenta milioni di euro, senonché, nonostante la sbandierata adesione al programma “Responsible Care” mirato a sviluppare produzioni eco compatibili e a basso impatto ambientale, rimaneva una società costretta a ripiegare all’estero per i tardivi divieti ricevuti in patria. Come dire esportava produzioni ad alto impatto ambientale. E i contraccolpi di questa  schematica strategia aziendale l’hanno condotta ad incanalarsi a gennaio del 2007 nella procedura di liquidazione societaria. Da agosto di quest’anno i lavoratori dei due stabilimenti di terra di lavoro e di Milano sono in mobilità ed ogni produzione è stata sospesa. Negli incontri con le rappresentanze sindacali i sopravissuti vertici aziendali della Vanetta spa non hanno mai mostrato risorse finanziarie e piani industriali idonei a riprendere il percorso pur con le dovute correzioni ambientaliste. E’ nello stato delle cose il fallimento e la chiusura totale dell’attività sia italiana che, pare per le concatenazioni societarie, estera. Con la fine del gruppo Vanetta – Stoppani si esaursice anche un modello d’impresa italiana tutto concentrato nella realizzazione immediata di alte soglie di profitto a scapito di eque relazioni sociali e di ragionevoli tutele ambientali che, viceversa, l’avrebbero proiettato nel tempo permettendogli di allungare la curva del profitto. Profitto annualmente più esile ma sicuramente più duraturo e nel lungo termine maggiore.

anonimo

28/02/2008 - 23:33

Informazioni non corrette

Si tratta si un articolo che si fonda su diverse inesattezze e poche basi scentifiche...E' vero, il cromo esavalente usato come materia prima è dannoso per l'uomo e l'ambiente, ma tutto il cromo nel processo di produzione è trasformato nel meno pericoloso e talora benefico cromo 3(mai preso integratori di sali minerali al cromo,ferro e zinco?). La conoscenza della realtà Vanetta e Dirox è senz'altro molto superficiale, e tuttosommato anche la base pratica...Continuiamo a costruire centri commerciali in Italia e demandiamo alla Cina il ruolo di fabbrica del mondo...poi i centri commerciali verranno alimentati con la demagogia e le parole di un falso ambientalismo contro l'industria, contro la TAV, contro gli inceneritori, contro il progresso che indipendentemente dalle motivazione si ritiene "non responsabile" e solo per sentito dire...

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anonimo

24/12/2008 - 04:11

La conoscenza che non si conosce (o non si vuole che si conosca)

Il benefico cromo, gli integratori alimentari... Il web è bello perchè si può scrivere di tutto. Ma tu chi sei Sig. Anonimo? Sei un parente dei dirigenti, dottori od ingegneri delle Vanetta-Stoppani-Dirox? Vere e proprie associazioni a delinquere. Plinio Stoppani fu vittima dello stesso mostro che aveva creato. Non ho idea se i suoi eredi siano attualmente burattini nelle mani della classe dirigente. Vomito solo a ricordare i loro nomi. Plinio Stoppani, imprenditore ignorante così come fasulli ed ignoranti la sua classe dirigente. Rispetto per l'ambiente, nullo. Rispetto per la salute delle persone, nullo. Preparazione sui prodotti di produzione, nulla. Tranne una discreta conoscenza sui sali di cromo ereditata (Cogoleto ), tutte le altre produzioni dalla vitamina K3 e derivati e tannini sintetici era frutto di spionaggio industriale. La cosa che sapevano fare bene tutti, dandosi la mano vicendevolmente, era quella di rubare il più possibile. Tutte le produzioni erano sempre fuori specifiche, alla faccia delle certificazioni ISO! Eppure non mancavano clienti come la Roche e la Basf. Paese che vai usanze che trovi, le mazzette per chiudere gli occhi erano bene accette anche lì. La pericolosità delle aziende è frutto dell'ignoranza e delinquenza dei suoi dirigenti. Ed i dirigenti delle Vanetta-Stoppani-Dirox battevano ogni record del possibile inimmaginabile. Il benefico cromo, ah ah ah! Ogni anno si producevano più di 4,5 milioni di Kg di residui industriali tossici e nocivi finiti chissà dove. Ma la cosa incredibile era che si producevano anche senza fare produzione e che a parità di materie prime impiegate, ogni anno i Kg di scorie prodotte aumentavano a dismisura. Ecco come si mette su un giro miliardario apparentemente normale. Dirigenti, dottori, ingegneri ed impiegati corrotti e delinquenti che sapevano solo produrre relazioni e bilanci falsi. Il castello di cartone si è sbriciolato e le colpe come al solito sono dovute alla "crisi nel mondo"! Porci delinquenti, ora si sono venduti ai cinesi per continuare a derubare gli eredi Stoppani come hanno fatto sempre. Questa classe d'imprenditori(?) se li merita ed ho la sensazione che più li si ruba più sono contenti. Sarei tanto curioso di sapere dove tutti questi delinquenti si sono riciclati. Nessuno, nessuno del Gruppo si salva e mi piacerebbe parlare tanto con i loro nuovi datori di lavoro di questi biechi figuri che, oltre a rubare, sanno anche parlare e parlare e parlare.

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anonimo (non iscritto)

20/08/2009 - 14:32

In risposta a: anonimo - 24/12/2008 - 04:11

so chi sei

ma chi sei Cavallo Renato

anonimo

07/01/2010 - 23:00

Si, sono Renato Cavallo. L'unica persona che non rubava e che non voleva che si rubasse, anzi, sono stato derubato. Non temo smentite! Spero che queste cose siano visibili maggiormente e che possano aprire gli occhi di chi ancora non ha capito che la crisi industriale italiana ha questa matrice.

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Alice (non iscritto)

13/01/2010 - 23:28

Mah!

La crisi industriale italiana ha ben altre radici: il caso Stoppani si inquadra anche nelle vicende di malaffare dell'area del casertano, oggi più chiare.
Ciao Renato

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Renato (non iscritto)

17/02/2010 - 04:09

Che vuol significare questo "Mah!" ? Qualunque siano le radici, il risultato finale è un cancro inguaribile che ha portato l'Italia all'ultimo respiro. Un cancro che si chiama "RUBARE". Tutti giustificano e sminuiscono perché tutti hanno le mani nella marmellata.

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anonimo

01/03/2010 - 17:35

Rubare

Nessuno giustifica, ma il malaffare non è nato con la Stoppani. Il mah! significa: discussione inutile! Comunque ti auguro buone cose.

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anonimo

24/03/2010 - 05:59

Che risposta del cazzo! Discussione inutile forse per te che non hai neppure il coraggio di firmarti. Di ognuno di voi so vita e miracoli. Di cosa hai paura, di uno sputtanamento mondiale su internet? Oppure che il tuo nuovo datore di lavoro venga a conoscenza di quanto rubavi e scrivevi il falso? Gli auguri di buone cose preferisco non averle da gente della tua risma.

Renato Cavallo

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