I nostri terremoti quotidiani
daniela tuscano | 14/01/2010
Tutti concordano: è stata una tragedia di proporzioni bibliche. E le immagini dello spaventoso terremoto che ha devastato Haiti continuano a giungere nelle nostre case, attraverso il volto tumefatto e sgomento d'una giovane donna capace d'incarnare, di rendere fisica, la mancanza di senso, l'ingiustizia, il martirio secolare dei reietti del mondo. E attenzione a liquidarla come semplice catastrofe naturale.
Aiutiamoli, certo. Come possiamo. Il tanto demonizzato Internet (e Facebook) sono stati i primi a fornire gli indirizzi SICURI dove convogliare i contributi (p. es. a questo link ). Ma non limitiamoci all'assistenzialismo, pure doveroso. Certe sciagure, come la devastazione dell'ambiente naturale, sono provocate da uno smodato e criminale modo di vivere che maltratta e annienta soprattutto i Paesi poveri. Inutile chiudere gli occhi di fronte alla realtà.
Haiti in primo piano, dunque. Giustamente. Ciò nonostante, esistono altri "terremotati" invisibili. E, se il suolo è ancora ben saldo sotto i loro piedi, è anche tutto ciò che gli resta. Alludo agl'innumerevoli disoccupati e precari che, salvo in casi del tutto eccezionali, non assurgono alla ribalta delle cronache e di cui non si occuperebbe nessuno a parte il web (per questo si cerca in ogni modo di tacitarlo). Non solo Termini Imerese , ma anche i lavoratori dell' Acea e quelli dell' Ispra , che da cinquanta giorni manifestano sui tetti, inascoltati. D'altronde, perché si dovrebbe dar loro retta? L'informazione "ufficiale" continua a reiterare il mantra della crisi ormai alle nostre spalle. E, da alcune settimane a questa parte, la maggior parte delle tv (Tg1 minzoliniano in testa) sono impegnate nella riabilitazione di Craxi , "grande statista" cui dedicare una via, o un giardino, o un monumento, o vattelappesca, e naturalmente da studiare nei manuali di storia patria. In contemporanea, va in onda la demonizzazione di Berlinguer il quale, nei migliore dei casi, risulta un materialone in ritardo di un paio di secoli sulla società italiana.
Il nostro "premier" , intanto, oltre a impegnarsi forsennatamente per la "riforma" (come la chiama lui) della Giustizia, e dopo aver allettato/martellato per oltre un anno l'italico popolo con la sirena della riduzione delle tasse , ha annunciato ieri che no, contrordine amici, dovremo aspettare un altro annetto . Frase che ricorda tanto quelle appese in molti negozietti, "si fa credito domani" , un domani che, ovviamente, non giungerà mai. Perché è vero che la crisi sta finendo, come l'estate dei Righeira, però il peso fiscale resta lo stesso, e indovinate i motivi? Perché c'è la crisi! Ma, forse, la crisi siamo soltanto noi.
